Visualizzazione post con etichetta L'ANGOLO DELLA LETTERATURA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta L'ANGOLO DELLA LETTERATURA. Mostra tutti i post

sabato 13 giugno 2015

Leggiamo insieme

Anni Giovani di Natale Scarpelli
I primi tre —quattro anni della mia residenza in Australia formano un ciclo assai ben concluso e
felice nella mia vita, nonostante le mie — come definirle — condizioni economiche non agiate e le
strane occupazioni a cui dovetti adattarmi. Furono anni di gioventu, incommensurabili e pieni di
vicende. Posso dire non averli sprecati. In quegli anni conobbi un altro mondo e in modo speciale
Sydney nei suoi molti aspetti, dai piu bassi ai piu alti. Fui disoccupato — per tempi molto brevi —,
intento allo studio e dedito ai piu sbrigliati divertimenti. Passavo da una condizione all’a1tra
sentendo che tutto era provvisorio e guardavo il mondo come si guarda il paesaggio in ferrovia: e
cosi veloce che non si riesce ad assimilare quasi nulla. Non era possibile umiliarmi in quel tempo.
Ero stato umiliato troppo negli anni precedenti in Italia
Andavo per la mia via e non era facile influire sul mio destino. Io fui la delusione a tutte le persone
care e a me vicine ma, non avendo fretta di arrivare "forse a niente", non sapendo neppure io
dov’era la mia meta, la mia mente ordiva qualcosa che cercavo in quel grande paese, in vari luoghi
dispersi in quel territorio.
In quel periodo cominciarono i miei primi scritti poetici, per quel poco che io ho scritto, di quel
periodo ho ritrovato una poesia intitolata: — A Pope e ai suoi monti.
Di tutto cio che posso aver scritto in quel guazzabuglio di fogli "poetici e filosotici" rimangono le
lettere scritte ai miei familiari e conservate da mia Madre con cura: si tratta di pensieri molto legati
all’affetto e alle preoccupazioni misere lasciate in Italia.
Ho pensato tante volte alle famiglie di tutti quegli emigranti, perché anche per loro,le
preoccupazioni imperavano, si leggevano negli occhi. E’ una materia scottantissima, ma va bene
cosi, in fondo era stata una scelta quasi forzata ( gli anni cruciali dopo la seconda guerra mondiale ).
Ho gustato per lunghi periodi, in paesi lontani dalle citta, in luoghi sperduti, tutti i piaceri e gli
svantaggi di una tale vita, pur essendo il perfetto contrario di quel che si dice un"vicino di casa".
Sono passato in mezzo a piccolissimi, sperduti, isolati casolari e ovunque c’erano famiglie. Io, come
uno straniero, un pellegrino o, se volete, un vagabondo, lasciando pero sui miei passi, se l’amor
proprio non mi inganna, quasi sempre dei buoni ricordi.
Per un certo periodo di tempo, abitavo a Sydney e cambiai varie volte la camera ch’io avevo in
affitto.
Una sola delle mie ( poche padrone di casa) potrebbe raccontaivi, se fosse ancora in questo mondo,
un episodio che non torna a mio onore. Ero allora molto giovane, stavo a Sydney da poco tempo, e
abitavo nelle vicinanze della stazione centrale, presso una Signora di origine Irlandese, vedova e
con una tiglia. Dormivo in una cameretta che riceveva luce e anche l’odore della cucina. La giovane
iiglia poeta, usava rincasare molto tardi, si tratteneva spesso in cucina, prima d’andare a letto, per
here qualcosa. Girando l’interruttore della luce elettrica illuminava anche la mia camera.
Essendo io non ancora addomientato aprivo gli occhi, e mentre lei beveva qualcosa, mi perdevo a
immaginare le sue serate, le sue serate splendide di quella bella citta — Sydney -.
Eppure, avrei dovuto capire che la sua vita di poeta non era cosi felice come io fantasticavo, avrei
dovuto accorgermi, della sua faccia terrea,che ella era condannata da un male (cosi si diceva allora)
che non aveva scampo. Dopo due o tre settimane del mio ingresso in quella casa, con i primi giorni
della primavera, la nota poeta, alla quale non mi legavano che le mie ingenue fantasticherie, si
alletto per non piu rialzarsi.
Io pensavo con terrore e anche ribrezzo alla eventualita che la madre dell’infelice mettesse nel mio
letto le lenzuola della figlia, ch’io le consideravo infette.
Davanti a quella brutta avventura che m’era capitata si ridestava in me un antico, infantile orrore
verso certe forme di malattia. Ero ancora fresco di campagna dalla quale io provenivo. Credo ch’io
debba essere perdonato per quel che ho detto e che diro in seguito.
La gioventu é spesso egoista e crudele senza saperlo, ignora tutto. Io non avevo allora altro bene
che la salute e la difendevo irrigidendomi di fronte al male, con la incoscienza propria di quella eta.
Tuttavia, mai mi brillo l’idea di cambiare casa.


Il resto del racconto sarà in rete il prossimo mese...

martedì 2 dicembre 2014

Cent'anni di Canti Orfici...




 Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele! 5
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l’onda che ammorza
Ne l’onda volubile smorza...
Ne l’ultimo schianto crudele...
Le vele le vele le vele 10
Dai Canti Orfici “Barche amorrate”
Avevamo già scritto del poeta Dino Campana, ma ora ritorniamo a parlarne perché quest’anno cade il centenario della pubblicazione dei “Canti Orfici”, l’unico libro del poeta Scandiccese.


Proprio per festeggiare questa ricorrenze il Teatro Studio Krypton ha riempito la sua agenda di eventi riguardanti il poeta; gli ultimi saranno il 13 e il 19 dicembre ove il regista Giancarlo Cateruccio metterà in scena: Canti Orfici - Visioni.
Il 15 dicembre dal Teatro Studio e in diretta su Rai Radio 3, andrà in onda una serata per Dino Campana, lo spettacolo “E ancora ti chiamo, ti chiamo Chimera” a cura di Giancarlo Cateruccio. 

Già nel 1994, con un allestimento teatrale e un fitto programma di incontri e laboratori (varie le partecipazioni tra cui Mario Luzi, Roberto Carifi, Giuseppe Manfridi, Gabriel Cacho Millet e Gianni Turchetta), Teatro Studio Krypton si era occupato di Dino Campana, la cui esperienza poetica è forse la più tragica del Novecento italiano. Con Dino Campana ci troviamo di fronte all'incarnazione stessa del poeta come homo viator, l'esiliato e l'errante che segue il cielo, la stella invisibile del proprio destino, che obbedisce e risponde all'appello di una parola nuda e fatale.

Link per visualizzare il nostro precedente articolo:

giovedì 6 novembre 2014

La prima gazzetta di Londra...



La London Gazette è il più antico giornale britannico tuttora esistente. Pubblicata per la prima volta il 7 novembre 1665 con il nome di Oxford Gazette, è la pubblicazione ufficiale del Regno Unito. Non essendo un giornale convenzionale, nel senso che non tratta gli eventi mediatici abituali, ha una diffusione piuttosto limitata.
La London Gazette fu fondata durante la Restaurazione inglese da Henry Muddiman. Quest'ultimo aveva iniziato la sua carriera di giornalista durante l'interregno quando fu nominato redattore del Parliamentary Intelligencer, l'organo ufficiale del Long Parlement. Nel 1666, Muddiman lanciò l'Oxford Gazette, che proponeva una selezione di notizie sulla corte reale, che a quel tempo si era rifugiata a Oxford a causa della peste di Londra. Quando la corte tornò al Palazzo di Whitehall continuò la pubblicazione con il nome di London Gazette.
Attualmente la London Gazette esce tutti i giorni ad eccezione del sabato, della domenica e dei giorni festivi.
Tratto da Wikipedia

sabato 23 novembre 2013

Lupo Alberto


Lupo Alberto è una striscia a fumetti che prende nome dal personaggio principale, nata dalla matita di Guido Silvestri, in arte Silver. 
Lupo Alberto riprende la figura dell'uomo comune, con un obiettivo nella vita, e una certa dose di sfortuna. Cerca sempre di rubare una gallina di nome Marta, che è la sua fidanzata, ma Mosè (cane da guardia) fa di tutto per impedirglielo. Proprio da questi epici scontri fra Lupo Alberto e Mosè sono nate le prime strisce della serie.
Lupo Alberto fa la sua prima comparsa nel febbraio del 1974, con delle strisce pubblicate dal giovane Silver sul Corriere dei ragazzi. Poco più di un anno dopo, la Dardo pubblicò il primo albo dedicato a questo personaggio. Poi, per una decina di anni, i fumetti di Lupo Alberto comparvero all'interno di varie pubblicazioni edite dall'Editoriale Corno.

Per i collezionisti e i curiosi, potete trovare i numeri della serie, alla Libreria Caffè del Gallo di via Poccianti,6 Scandicci – Firenze.


sabato 16 novembre 2013

Manara


Maurilio Manara detto Milo (Luson, 12 settembre 1945) è un fumettista italiano, conosciuto in Italia e all'estero per il fascino sensuale delle sue tavole.
Miele è un personaggio dei fumetti erotici di Milo Manara ed impersona una giornalista. Esordì nel 1986 nella storia Il profumo dell'invisibile, pubblicata sulla rivista Totem. Dalle fattezze simili a quelle di Kim Basinger, è molto spregiudicata, ma senza volgarità.
Dopo la prima storia, il personaggio tornò in sei strisce a lei dedicate, Miele I, Miele II, Miele III, Miele IV, Miele V e Miele VI, nelle quali, oltre alla professione di giornalista, si presta al ruolo di comparsa nelle candid camera. Nel 1997 Il profumo dell'invisibile viene trasposto in film d'animazione disegnato dallo stesso Milo Manara.


Per i collezionisti e i curiosi, potete trovare alcuni numeri pubblicati in edizione limitata dal il sole 24 ore, alla Libreria Caffè del Gallo di via Poccianti,6 Scandicci – Firenze.


sabato 9 novembre 2013

Dino Campana: Canti Orfici


Oggi ricorre il centenario della pubblicazione dei Canti Orfici di Dino Campana…
Era il 1913 quando Campana si reca a Firenze presentandosi nella redazione della rivista "Lacerba" da Giovanni Papini e da Ardengo Soffici, suo lontano parente, cui consegna il suo manoscritto dal titolo "Il più lungo giorno".


Non viene preso in considerazione e il manoscritto va perduto (sarà ritrovato solamente, dopo sessant'anni, nel 1971, dopo la morte di Soffici, tra le sue carte nella casa di Poggio a Caiano, probabilmente nello stesso posto in cui era stato abbandonato e dimenticato). 

Dopo qualche mese di attesa Campana scende da Marradi a Firenze per riprendersi il suo manoscritto. Papini non lo ha più e lo manda da Soffici che nega di aver mai avuto il manoscritto. Il giovane, la cui mente è già labile, si arrabbia e si dispera, poiché aveva consegnato, fidandosi, l'unica copia che aveva realizzato. 
Nell'inverno del 1914, convinto di non poter più recuperare il manoscritto, Campana decide di riscrivere tutto affidandosi alla memoria ed ai suoi appunti, in pochi giorni, lavorando anche di notte e a costo di un enorme sforzo mentale, riesce a riscrivere il canzoniere, sia pure con modifiche e aggiunte. Nella primavera del 1914, Campana riesce finalmente a pubblicare a proprie spese la raccolta, con il titolo di "Canti Orfici", riferimento alla figura mitologica di Orfeo, il primo dei poeti-musicisti.


To be continued…