Visualizzazione post con etichetta LORO SCOMPAIONO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LORO SCOMPAIONO. Mostra tutti i post

giovedì 4 dicembre 2014

SE HAI CIRCA 30 ANNI leggi ed Emozionati!



Erano i primi anni 90 E TU oggi trentenne,
eri ancora bambino/a e vivevi quegli anni per te spensierati
 giocavi con nintendo 64
eri un’appassionato/a di beverly hills 90210
ascoltavi la musica alla radio, massimo col mangianastri!
compravi il calippo fizz e il luke
collezionavi ciucciotti colorati e di plastica
 i power rangers erano il telefilm più bello del mondo
e subito dopo venivano otto sotto un tetto e willy il principe di belair
giocavi con l’hula hop
i pattini avevano ancora quattro ruote NON in linea
guardavi i miei mini pony, alvin superstar e le tartarughe ninja
barbie era ancora sposata con ken
non esisteva mercoledì senza una copia del topolino (o minnie&co o il giornalino di barbie)
giocavi a twister (ed eri ingenuo abbastanza da non pensare a strane mosse)
compravi Cioè e andavi orgogliosamente in giro con tutte le cianfrusaglie che vi erano allegate
 hai visto Titanic almeno tre volte, di cui due al cinema e di fila
usavi gli orecchini stick di gomma
amavi blossom e bayside school ricordi chi sono i Five e Kiss me Licia

non esistevano internet e gli sms e ci si chiamava ancora a casa per mettersi d’accordo per le uscite
 mangiavi la girella per merenda
collezionavi i paciocchini! gli insegnanti ti facevano leggere i ragazzi della via pal, piccole donne e l’isola del tesoro
hai rivisto mille volte la sirenetta, la bella e la bestia e aladdin
giocavi coi lego e crystal ball!
 ti stai ancora chiedendo perchè puffetta e bontina fossero le uniche femmine trai i puffi!
non ti perdevi la solita replica natalizia di ‘mamma ho perso l’aereo’
 collezionavi schede telefoniche (non esistevano i cellulari).
Avete riso con Spank, pianto con Candy-Candy. Avete guardato i Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l’Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine. Siete la generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme.ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D’Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siete la generazione di Bim Bum Bam e del Drive-in.
Tu sei di quella generazione, quella dei nati negli anni ’80 (anno più, anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 60 anni.
Quelli che non hanno fatto la Guerra, né hanno visto lo sbarco sulla luna, non hanno vissuto gli anni di piombo, né hanno votato il referendum per l’aborto la memoria storica comincia coi Mondiali di Italia ’90.
Per non aver vissuto direttamente il ’68 vi dicono che non avete ideali, mentre ne sapete di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti.
Babbo Natale non sempre vi portava ciò che chiedevate, però vi sentivate dire, e lo sentite ancora, che avete avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti subito dopo di voi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice.

Siete l’ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo mangia frutta, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori.
Avete indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la vostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le vostre prime scarpe da ginnastica di marca le avete avute dopo i 10 anni.
Andavate a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siete stai gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2 all’Università.
Vi ricordano sempre fatti accaduti prima che nasceste, come se non avete vissuto nessun avvenimento storico. Avete imparato che cos’è il terrorismo, avete visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; quelli della vostra generazione l’hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.). Avete imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, avete giocato a Pac-Man, odiato Bill Gates e credevate che internet sarebbe stato un mondo libero.
Mangiavate le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere vi davano le caramelline di zucchero come resto.. Siete la generazione di Crystal
Ball (‘con Crystal Ball ci puoi giocare…’), delle sorprese del
Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino.
L’ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all’inverosimile per andare in vacanza 15 giorni. L’ultima generazione degli spinelli.
Guardatevi indietro è difficile credere che siete ancora vivi:
viaggiavate in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e
senza air-bag; facevate viaggi di 10-12 ore e non soffrivate di
sindrome da classe turista. Non avevate porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavate in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale.
Andavate a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!!
Mangiavate dolci e bibite schifose, ma non eravate obesi. Al limite uno era grasso e fine. Vi attaccavate alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Non avevate 99 canali televisivi, computer e Internet. Ve la spassavate giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità. Siete la prima generazione che economicamente sta peggio dei propri genitori…
Avete avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e avete imparato a crescere con tutto ciò.


(Tratta dal web)

domenica 21 luglio 2013

La vecchia e cara macchina per scrivere...


Era il 1829 quando, negli Stati Uniti, William Burt brevetta la prima macchina per scrivere.

La macchina per scrivere, o più comunemente chiamata macchina da scrivere è uno strumento formato da una tastiera collegato a vari dispositivi meccanici (martelletti) che permettono di imprimere su di un foglio dei caratteri (lettere, numeri, punteggiatura e simboli vari).

Oggi la macchina da scrivere è stata rimpiazzata dai personal computer (PC).

Con la nascita della macchina da scrivere nacque anche il mestiere della dattilografia, inizialmente riservato alle donne.

La storia vuole che ad inventare la macchina per scrivere siano stati in molti, quasi uno per ogni zona del mondo, senza conoscersi o sapere del lavoro altrui.

Abbiamo un inventore anche in Italia, colui che creò il vero primo prototipo della macchina da scrivere. Originario di Novara, l’avvocato Giuseppe Ravizza, nel 1846, inventò una macchina, brevettata come “il cembalo scrivano”, capace di far scrivere i cechi.

Questo era possibile dagli standard di posizionamento tasti, per esempio la QWERTY (usata tutt’ora nelle tastiere dei PC), o dalla QZERTY o la AZERTY.

Questo posizionamento strategico dei tasti era stato inventato per permettere una facile memorizzazione dei tasti per il lavoro di dattilografia e per permettere alle mani di lavorare entrambe alternandosi in modo ergonomico.


La macchina per scrivere era spesso accompagnata da gomme per cancellare o dai bianchetti per correggere gli errori. Era molto usata anche la carta carbone per permettere di avere la doppia copia di un documento o di uno scritto.

Oriana Fallaci


La macchina per scrivere, molto usata da giornalisti come Oriana Fallaci, Idro Montanelli con la sua Olivetti lettera 22 e negli anni '80 è stata rispolverata da Jessica Fltcher, nella seria televisiva "La signora in giallo".

Idro Montanelli

venerdì 14 giugno 2013

Il Gioiellino della tecnologia tascabile sempre utile in ogni occasione!!!!!


Il Coltellino Svizzero...

Nel 1897, li 12 giugno, Karl Elsener brevetta il Coltello dell’Ufficiale, o meglio conosciuto come Coltellino Svizzero. Un pratico oggetto tascabile multifunzione, che sino agli anni ’60 veniva facilmente regalato al bimbo che compiva 8-9 anni, che cominciava ad avventurarsi facendo escursioni, assieme alla borraccia e al bastone da montagna.

Il coltellino come detto è multifunzionale, in quanto possiede: forbicine, pinzette, apribottiglie, stuzzicadenti, il cacciavite e lama seghettata, tutto questo ovviamente oltre a due lame, una più grande e l’altra più piccina.
Tutti questi attrezzi sono ripiegabili all’interno del manico, che può essere di legno, di plastica o di metallo.

Ogni utensile poteva essere estratto al momento del bisogno, ed è per questo motivo che il Coltellino Svizzero era posseduto da tutti, grandi e piccini, per poter far fronte ad ogni tipo di necessità in ogni luogo o momento.

Il Coltellino, tutt’ora in dotazione dell’esercito è riconoscibile dalla bandierina Svizzera sul manico in metallo per le forze armate, oppure rosso nelle versioni in plastica o legno a uso civile.

Ad oggi sono solo due le fabbriche Svizzere che producono i coltellini multiuso, la Victorinox e la Wenger.
Il più famoso coltellino svizzero della storia è senza dubbio quello di Mac Gyver… vi ricordate cosa riusciva a fare quell’uomo con il suo coltellino!!?? Impressionante!!!

O il film d’animazione della Disney “Il pianeta del tesoro” in cui il cuoco, il Signor John Silver possedeva una mano che se osservata bene riproduce alla perfezione l’oggetto multifunzionale Svizzero!!!

Purtroppo la generazione d’oggi non sa nemmeno più dell’esistenza di questo gioiellino della tecnologia tascabile, posseduto ormai solo dai collezionisti come oggetto di culto.


Ecco un’altro oggetto che sta cominciando a vivere solo nella memoria comune!!!

sabato 18 maggio 2013

Venite a farvi fare un Toast d'epoca!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Tostapane Americano del 1922, esposto al Cyber Toaster Museum.


Un rarissimo tostapane di desing prodotto nel 1922 dalla famosa società nord-americana “Landers, Frary & Clark”, tre creatori di desing di gran qualità ed innovazione nei prodotti per la casa in America che stava appena entrando nell’era industriale.

Si tratta di uno dei primi modelli di tostapane disegnati da Landers, denominato Toaster Unuversal, il cui modello E947 è stato brevettato da George Curtis. Il toster funziona con il voltaggio di 150 v. ed ha le due doors porta fette di pane apribili e perfettamente richiudibili a scatto.

I tostapane della Landers sono stati prodotti in milioni di esemplari nelle varie successive evoluzioni e modelli fino al 1970 ed i più vecchi (quelli fino al 1950) sono oggetto di vero e proprio collezionismo molto ricercato ed esigente. Sono stati proprio i collezionisti ad identificare questo modello come “the swinger”, per via delle porte che “flopped open!”.

E sono stati i vari collectors americani a fondare il “Cyber Toaster Museum”, ove questo bellissimo tostapane costituiva uno dei pezzi più vecchi, più rari, più significativi e ricercati.
Solo in epoca abbastanza recente il Museum si trasformò in “Toster Museum Fondation” che ha a sua volta ceduto l’intera collezione di toaster americani al “Museo Henry Ford” di Dearborn.

Non si tratta quindi di un oggetto vintage dalle belle linee soltanto, ma di un vero e proprio pezzo molto raro, funzionante e molto bello da vedersi. Mi è capitato di vederne uno in un film in bianco e nero di cui non ricordo il titolo, dove un imberbe James Stewart preparava due toast in una lussuosa cucina dell’epoca…!!

Lo potete trovare però anche qui da noi, al Caffè Letterario del Gallo, al primo piano del ristorante “All’insegna del gallo”, in via Poccianti 6, Scandicci, zona le Bagnese, Firenze.

lunedì 15 aprile 2013

“LA BUSTINA DI MINERVA”



Loro Scompaiono:    “LA BUSTINA DI MINERVA”

 

Il Fiammifero è un oggetto che oramai è scomparso dalle nostre case, sostituito da accendini o accendigas, consisteva in un pratico oggetto che consentiva di procurarsi il fuoco, tant’è vero che il termine “fiammifero” deriva dalla radice latina del verbo “fero” che significa letteralmente “portatore di fiamma”.
La sua storia risale alla Cina del 577, ove troviamo gli antenati del fiammifero, bastoncini di pino impregnati di zolfo. Ma il primo vero fiammifero a sfregamento fù inventato dal chimico inglese John Walker nel 1827. Ma già nel 1680 Robert Boyle aveva utilizzato fosforo e zolfo uniti su un bastoncino ma senza ottenere un risultato pratico. Wolker quindi sostituì al fosforo e allo zolfo una miscela di solfato di antimonio , clorato di potassio, gomma e amido, i quali si accendevano grazie allo sfregamento con una superfice ruvida, ma la fiamma era instabile e l’accensione era troppo brusca e violenta, lanciando scintille a grandi distanze, e l’odore della combustione era sgradevole. Nel 1831 quindi Charles Sauria aggiunse fosforo bianco per eliminare il cattivo odore. Il fosforo tuttavia causava numerosi problemi alla salute, poiché era altamente tossico, e di conseguenza si abolì questo tipo di fiammiferi diversi anni più tardi, vennero definitivamente eliminati in tutto il mondo solo nel 1925. Nel 1836 in Ungheria lo studente di chimica Jànos Irinyi rimpiazzò il clorato di potassio con l’ossido di piombo ottenendo fiammiferi capaci di accendersi dolcemente. Egli vendette il brevetto al ricco farmacista Istvan Ròmer, il quale grazie al nuovo fiammifero divenne ancora più ricco, mentre il suo vero inventore morì povero ed abbandonato.
I fiammiferi svedesi o di sicurezza furono inventati nel 1844. Vennero ritenuti più sicuri in quanto gli ingredienti che formavano la combustione erano distribuiti in parte sul fiammifero ed in parte sull’involucro che li conteneva. Una strisciolina formata da verto polverizzato e fosforo rosso si trovava appunto sulla scatola e la capocchia conteneva solfuro di antimonio e clorato di potassio. Tramite lo sfregamento tra i due il fosforo rosso si trasformava in fosforo bianco e si infiammava accendndo così il fiammifero. La sicurezza derivava dall’aver sostituito il pericoloso fosforo bianco con quello rosso meno pericoloso. Dal 1898 troviamo in circolazione anche un altro tipo di fiammifero considerato di sicurezza, il così detti fiammiferi accendibili ovunque, e per l’accensione venne usato il sesquisolfuro di fosforo, sostanza ritenuta non velenosa. Essi si accendevano sfregandoli su una qualsiasi superficie ruvida, ma essendo autosufficienti questi fiammiferi erano in grado di accendersi per autocombustione nella scatola.
Negli anni a venire si produssero diversi tipi di fiammiferi, alcuni definiti anche speciali come i famosi fiammiferi controvento, i quali riuscivano a mantenersi accesi anche con forte vento grazie al rivestimento di miscela infiammabile distribuita su 2/3 del bastoncino.
In Italia la produzione di fiammiferi è d’attribuire al Cavalier Dellachà, il quale aprì nel 1860 la più grande fabbrica di fiammiferi, nei pressi di Torino. Tutti gli operai che si occupavano della produzione erano assicurati alla Cassa di mutuo soccorso dello stabilimento. Ed il quarant’anni non si verificò mai uno sciopero. Numerosi sono i riconoscimenti ricevuti per la robustezza del cerino, la buona accensione del fiammifero, la sua inalterabilità nelle ragioni piovose e la bellezza delle scatole.
Molti erano i tipi di contenitori, ma sicuramente i più pratici e tascabili erano le così dette “Bustine di Minerva”. Esse erano piatte e pratiche da tenere in tasca, e non si sciupavano né i fiammiferi né la parte ruvida per l’accensione in quanto erano entrambi all’interno della bustina che si apriva nella parte superiore. La parte di copertura era bianca ed usata come piccolo tacquino, da chi possedeva i fiammiferi per poterci annotare i propri appunti o brevi considerazioni.
Da qui nasce, sull’ultima pagina de “l’Espresso” la più famosa “Bustina di Minerva” di Umberto Eco, rubrica che aveva cadenza settimanale dal 1985 al 1998, quando divenne a cadenza quindicinale. La rubrica si occupava di piccoli inserti dedicati alla satira e al costume. Nel 2000 la casa editrice Bompiani ha deciso di pubblicare un antologia più volte ristampata ed anche tradotta in tedesco.


a cura di Sara Bonafè